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mercoledì 9 aprile 2014

Cosa avviene dopo la morte di una stella ?

Ce lo mostra con una splendida immagine oggi l'Eso, Osservatorio europeo del Sud, che con i telescopi VLT, quattro giganti ultra-tecnologici con uno specchio da 8 metri di diametro ognuno, ha scattato l'ennesima, ma più bella che mai, immagine di Abell 33.  

cosa avviene dopo la morte di una stella?


E' una gigantesca bolla blu, a 2500 anni luce da noi, che, illuminata (nell'immagine) dalla stella che per prospettiva sta ai suoi bordi fa l'effetto quasi si una pietra preziosa con un bagliore sfavillante al lato. Certo di "morte di una stella" non si tratta, al massimo possiamo dire che le stelle evolvono nel tempo e quando sono troppo "vecchie" quelle grandi più o meno come il Sole lanciano nello spazio tutto il gas che circonda il nucleo vero e proprio, dove avvengono le reazioni nucleari.

In effetti quel che resta della stella che ha creato la nebulosa è il puntolino al centro, una stellina ancora caldissima che illumina con la sua luce ultravioletta l'enorme involucro gassoso.

E ora giù a capofitto fin dentro Abell 33

giovedì 16 gennaio 2014

Come è andata ai nostri amici astronomi a caccia di Giove?

Ricorderete senz'altro il delicato esperimento tentato da Simone Zaggia e Mauro Barbieri utilizzando rispettivamente il VLT di Eso in Cile e il telescopio Nazionale Galileo alle Canarie. Se non lo avete seguito nel post del 7 gennaio è riassunto bene il tutto.

Come promesso ora che i due sono tornati in Italia li abbiamo risentiti e pare sia andato tutto nel migliore dei modi, anche se il lavoro duro inizia ora, qui sotto la breve intervista.  



Simone Zaggia ci ha poi lasciato anche questo breve filmato in cui si vedono i tre bestioni VLT che lavorano per questa osservazione pionieristica. 


martedì 7 gennaio 2014

La Terra si specchia su Giove

Sono molto contento di segnalare questa bella impresa di un collega padovano e dei suoi collaboratori. Hanno avuto un'idea un po' matta ma geniale:  La Terra , vista da altri pianeti, passa ogni tanto davanti al Sole, una sorta di mini, molto mini, eclissi. 

Se qualcuno ricorda il passaggio di Venere sul disco del Sole, che si è verificato nel giugno scorso e che a noi, dalla Terra, appariva come qui sotto, ha un'idea del fenomeno.


Cosa è venuto in mente agli astronomi padovani ?  Se la terra passa davanti al Sole, vista ovviamente da Giove, che ripercussioni ha questo fenomeno su Giove?  In pratica hanno ribaltato il discorso e sono andati in due , anzi tre, fra i siti osservativi migliori al mondo: al grande VLT di Paranal, facendo lavorare be 3 dei 4 grandi telescopi, al sito Eso di La Silla, sempre in Cile e al Telescopio Nazionale Galileo, dove è andato invece Mauro Barbieri. 

Il passaggio c'è stato il 5 gennaio scorso e questa qui sotto che potete ascoltare è un'intervista con Simone Zaggia a poche ore dall'osservazione.  Fra pochi giorni saranno di ritorno e ci faremo raccontare i particolari. 

C'è anche una pagina facebook  in cui avere altri particolari e simulazioni di quanto hanno osservato. 

Quale sia lo scopo ultimo di questa intrigante idea ce lo dice Simone al termine della breve intervista. 


giovedì 25 agosto 2011

Da terra e dal cielo. Quale delle due la più bella ?

Propongo oggi una sorta di "giudizio di Paride"   fra due splendide immagini. Quale delle due è più bella? Vederle assieme ci aiuterà anche a capire una questione importante dell'osservazione astronomica. 

Iniziamo con questa, appena rilasciata dallo Hubble Space Telescope Institute e "scattata" nell'aprile scorso. (ingranditela cliccando i particolari sono eccezionali)  


Si tratta di un sistema di 3 galassie, ARP 274 dal nome del primo astronomo che negli anni '60 lo mise in un catalogo di oggetti particolari. Sembrano vicini, ma non sappiamo ancora bene se si tratti di un effetto prospettico o meno. Le due spirali, in centro e a destra, sembrano quasi rincorrersi mentre la terza, piccolina apparentemente !!) dal colore mostra evidenti segni di vaste zone in cui stelle si stanno formando (bianco-azzurro = temperature alte tipiche delle stelle in formazione).

Anche nei bracci (bracci non braccia ...) si notano zone più piccole di formazione stellare. Il trio sta nella costellazione della Vergine, a 400 milioni di anni luce da noi. 

E ora torniamo coi piedi per terra...




Anche queste due bellissime galassie , chiamate gli "Occhi della Vergine" stanno nella zona di cielo della costellazione omonima, ma sono molto , molto più vicine, solo 50 milioni di anni luce. 

L'immagine è presa dal Very Large Telescope europeo, che sta sulle Ande cilene in cieli sempre sereni e nitidissimi. La velatura che contorna la galassia più in alto nell'immagine potrebbe essere dovuta ad un incontro-scontro fra galassie. 

Come vedete anche questa, rilasciata da pochi giorni, è bellissima, ma un po' furbastra. Perchè? Beh da sopra l'atmosfera, come può fare HST , la nitidezza è assoluta, semplicemente perché non c'e' alcun "filtro" fra l'oggetto celeste e il telescopio, mentre da terra....

L'Osservatorio europeo, ESO,  ha lanciato una campagna per il pubblico, di "belle immagini" di cui questa è la prima e quindi HST Institute, che da sempre ha un programma per il pubblico di questo tipo, si è affrettato a mettere un paletto....

Noi abbiamo tutto da guadagnarci dato che vedremo bellissime e istruttive immagini celesti, e anche possiamo considerare come sia importante avere una strategia di comunicazione della scienza di un certo respiro.

Una addenda per capire come oramai fra giornalismo "professionistico", duole dirlo, e siti di "comunicazione della Scienza" - fai da te non ci sia più differenza quando si parla di cialtroneria.

Cercate con Google "scoperti occhi vergine"  e troverete decine di siti come questo   in cui l'immagine viene scambiata per una "scoperta" eccezionale.

Ovviamente le due galassie sono note da varie decine di anni e nè il sito di ESO nè il comunicato ANSA parlano di scoperta. Potrete anche vedere che il 99% dei siti fa semplicemente copia e incolla del comunicato. 


giovedì 4 agosto 2011

Vista …. sulla Galassia



Un bel colpo del telescopio inglese VISTA, posto accanto al VLT, il set di 4 telescopi giganti dell’Europa in Cile, nel deserto di Atacama, uno dei più secchi del mondo.

Ed è infatti proprio per la bassissima umidità, che obbliga per esempio astronomi e tecnici a bere continuamente acqua durante il lavoro per non correre il pericolo di disidratarsi, che VISTA, un telescopio da survey, è stato posto li’ a 3500 metri di altezza: “vede” infatti nell’infrarosso, e l’umidità, anche minima assorbe semplicemente quella radiazione.

I risultati non si sono fatti aspettare e nell’immagine qui sopra vediamo, in un bel mosaico di immagini,  96 nuovi ammassi di stelle che non si conoscevano. Sono infatti nascosti alla vista anche dei telescopi più potenti da nubi di polvere che bloccano la radiazione, ma non nell’infrarosso, per questa banda di lunghezze d’onda infatti la polvere è trasparente.

Dati i risultati ci si aspetta che Vista aiuti a ridisegnare la presenza di stelle in intere parti della nostra Galassia.  Aspettiamo e vedremo. 

sabato 30 luglio 2011

Una foto così non l’avete vista mai!

DoubleGalactic_tezelguisard


Guardatela bene, si può ingrandire parecchio con un click. Avete mai visto un cielo simile ? E cosa vi sembra?


Vediamo…  la metà superiore mi è in qualche modo familiare, certo con gli occhi la vedo la via Lattea, magari non così "curva" dall’Italia, dove tipicamente la vedo tagliare a metà il cielo.


Ma la metà sotto ? Il panorama complessivo è intrigante non c’e’ che dire, se osservo bene vedo che la Via Lattea prosegue, all’incontrario nella parte sotto dell’immagine!


Ebbe si, è una foto composta da due, dai migliori cieli del mondo, la metà sopra  quello di La Palma, Isole Canarie, dove sono alloggiati una diecina di telescopi degli stati Europei, fra cui il telescopio nazionale italiano Galileo, mentre la metà sotto è quella del cielo che si vede dal deserto di Atacama in Cile, dove sono i 4 giganti del Very Large Telescope europeo, di cui abbiamo parlato varie volte.


Al centro è rimasta un po’ di luce solare al tramonto


Insomma una foto così non l’avete mai vista perché nessuno può vedere questa scena che spero vi abbia incuriosito e vi sia piaciuta: buona domenica

mercoledì 29 giugno 2011

Cadono i record dell'Universo come le pere mature



Cinque anni per trovare il Quasar più distante dell'Universo, battendo il record precedente. 

Il quasar che è appena stato trovato ha il nome di  "Ulas J1120 0641"  e sarebbe a soli  770 milioni anni dal  Big Bang (redshift 7.1 per gli appassionati). In parole povere ci sono voluti 12,9 miliardi anno per la sua luce per raggiungerci. (il record precedente era di un quasar a 900 milioni di anni circa dal Big Bang) 


Un team di astronomi europei ha utilizzato il Very Large Telescope dell'ESO e una serie di altri telescopi per scoprire e studiare questo oggetto, la cui distanza stabilisce il nuovo "record", precario come tutti i record, per questi oggetti, che sono una sorta di faro  brillante nel buio, alimentati da un buco nero con una massa di 2.000 milioni di volte quella del Sole. E' di gran lunga  l'oggetto più luminoso scoperto nell'universo primordiale. 

Questo quasar è una sorta di sonda  nelle origini dell'Universo, un oggetto molto raro che ci aiuterà a capire come i buchi neri supermassicci siano cresciuti a poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang. 

E' questo il problema fondamentale:  si tratta di capire come mai, così "presto" dopo il Big Bang, oggetti come questo potevano esistere. Ancora una volta sappiamo di più ma capiamo di meno! 


Per il momento godiamoci questa animazione.



giovedì 23 giugno 2011

Betelgeuse, ovvero come potrebbe essere stato il nostro progenitore stellare.

413px-Betelgeuse_position_in_Orion

Betelgeuse l’abbiamo vista tutti, magari senza sapere come si chiama. E’ la stella indicata dalla freccia qui sopra, la “spalla” della costellazione di Orione, il cacciatore, costellazione tipica invernale dalle nostre parti. E’ una supergigante rossa , molto avanti nell’evoluzione, ed è la decima stella più brillante, apparentemente, fra quelle visibili ad occhio. Senz'altro adocchiata quindi prima o poi in qualche notte invernale. 




The flames of Betelgeuse



Come vedete dalla foto qui sopra Betelgeuse ha un aspetto parecchio più complicato di quello che si vede ad occhio nudo. Gli astronomi Europei, con uno dei 4 telescopi VLT,  Very Large Telescope, in Cile fra i maggiori del mondo, sono riusciti a mettere in evidenza una nebulosa complessa e luminosa intorno alla stella, utilizzando un nuovissimo strumento di ripresa, allo stato dell'arte.  (nel cerchio al centro  la stella come appare nella luce visibile senza il nuovo strumento, è in scala)  

L'immagine mostra la nebulosa circostante la stella, che è molto, molto  più grande rispetto alla stessa supergigante, dato che  si estende per 60.000.000.000 chilometri di distanza dalla sua superficie, circa 400 volte la distanza della Terra dal Sole.

La nebulosa, che è stata formata dall'espulsione continua di gas da parte della stella centrale attualmente nelle fasi che precedono la sua "estinzione"  non può essere visto nella luce visibile,  ed infatti lo strumento guarda nel vicino infrarossa la questione molto interessante è che 
Il materiale visibile nella nuova immagine è probabilmente  fatto di polvere di silicati, ossia uno di quelli che maggiormente sono presenti nelle  crosta della Terra e altri pianeti rocciosi.
Questo avvalorerebbe l'ipotesi della formazione del Sole e  dei pianeti del Sistema solare da una nebulosa formatasi precedentemente per la fine di una stella come Betelgeuse. Morte e resurrezione insomma. 

Ed ecco un filmato,che ci fa capire come, dalla stella che vediamo in cielo, si arriva all'immagine che ha appena rilasciato l'Osservatorio Europeo, ESO.